Estrazione del Petriolio: come Avviene il Processo di Ricerca ed Estrazione del petrolio Greggio

Il petrolio è un composto liquido naturale costituito dalla mescolanza di idrocarburi (soprattutto idrogeno e carbone) che si trova nella crosta terrestre a varie profondità e la cui formazione è il risultato di un lunghissimo processo di decomposizione di piante acquatiche ed organismi marini che, grazie a temperature elevatissime, si trasformano in gas naturali e petrolio greggio.

Il petrolio estratto dai giacimenti e non ancora sottoposto ad alcuna lavorazione, viene definito con il termine di grezzo o greggio. Il processo di estrazione del petrolio, primaria fonte di energia a livello mondiale, è altrettanto lungo e complesso e passa attraverso varie fasi che cercheremo in questa sede di esplorare.

La fase di ricerca

Le crescenti necessità della popolazione mondiale e la contemporanea riduzione dei giacimenti noti, ha reso necessario perfezionare la fase iniziale del processo che condurà all’estrazione e alla scoperta di nuove fonti petrolifere. Il primo passo è certamente una fase di studio dell’area geografica; dopo un’osservazione fisica del territorio effettuata con una visuale dall’alto che consente una maggior visione d’insieme del territorio, si procede con delle prospezioni geofisiche.

Si tratta dello studio non invasivo del territorio alla ricerca di segnali e disomogenità dello stesso che possano segnalare la presenza nel sottosuolo di aggregazioni strutturali di natura diversa. Utilizzate in vario ambito, le prospezioni geofisiche usate nella ricerca di idrocarburi sfruttano la propagazione di onde sismiche prodotte in modo artificiale. 

Grazie al tempo di propagazione misurato è possibile stabilire con ragionevole accuratezza l’eventuale presenza di agglomerati e di strutture geologiche poste nel sottosuolo. Un primo risultato positivo, farà propendere per la possibile presenza di giacimenti naturali che sarà necessario indagare ulteriormente.

La perforazione del terreno

Dopo un primo risultato positivo delle indagini diagnostiche del terreno, è necessario passare all’azione vera e propria per verificare la presenza o meno di un giacimento petrolifero.

Si procede, dunque, con una prima perforazione del suolo mediante la creazione di un primo pozzo esplorativo posto più o meno al centro dell’area ritenuta interessante. Si realizza, quindi, un primo foro nel terreno mediante degli strumenti di perforazione costituiti da un grosso motore che consente alle aste di perforazione circolare di cominciare a trivellare il suolo.
La profondità raggiunta è assolutamente variabile come pure, il tempo necessario che, naturalmente, dipende dalla struttura geologica che man mano si incontra nel processo di discesa.

Qualora vi sia un ulteriore riscontro positivo alla presenza di idrocarburi, generlamente, al primo posso esplorativo vengono affiancate altre strutture di perforazione in grado di allargare il bacino oggetto di studio ed approfondire le operazioni di carotaggio che consentono, mediante il prelevamento di appositi campioni di roccia, lo studio geologico degli stessi.

La perforazione del suolo ha lo scopo di mettere in comunicazione i differenti strati del terreno in cui hanno sede i vari depositi di idrocarburi con la superficie in modo da rendere possibile l’estrazione vera e propria.

L’estrazione petrolifera

Una volta portata a compimento la fase di perforazione del terreno è necessario procedere con l’estrazione vera e propria del petrolio; alcune sonde vengono calate nel foro per condurre indagini di tipo geoelettrico che consentono di delineare la stratigrafia del terreno e verificare o meno la presenza di fonti d’acqua sotteranee.

Successivamente di procede con la cementazione del foro particato mediante dei tubi d’acciaio che fungono da rivestimento; in un secondo momento tubi più piccoli vengono apposti con lo scopo di condurre il petrolio estratto in bacini di raccolta o serbatoi provvisori. Nel caso in cui la pressione non fosse sufficientemente forte per far risalire il petrolio in superficie, sarà necessario ricorrere all’installazione di appositi strumenti (pompe) sia sul fondo del pozzo che in superficie.

Il petrolio affiorato viene sottoposto immediatamente ad un primo processo di raffinazione e lavorazione che consente di separare l’acqua dai componenti minerali; l’acqua generalmente ricca di cloruro di sodio, non è utilizzabile per altri scopi e viene reintrodotta nel terreno. A questo punto, il petrolio non ancora lavorato, comincerà un lungo viaggio che lo condurrà verso gli impianti di raffinazione vera e propria che lo renderanno abile agli utilizzi più comuni.

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