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Crisi del Petrolio 2020: Cosa È Successo e Quali Sono le Previsioni per il Futuro

La crisi del petrolio 2020 è oramai un dato di fatto. Ma cos’è che è accaduto negli ultimi anni? La pandemia ha inciso sulla riduzione della domanda? Cosa sostengono gli economisti per il futuro? E che dire in riferimento alle probabili ricadute a livello geopolitico? La notevole riduzione dei prezzi comporterà quasi sicuramente la crisi del mercato globale del petrolio. Pertanto, ecco una panoramica sull’andamento di un settore che la maggior parte delle previsioni, incluse quelle dei giganti energetici, considera oramai alla fine.

Crisi del petrolio 2020: cos’è successo?

Durante la pandemia, si è registrata una forte tensione tra i leader nella produzione del petrolio, come ad esempio quella tra Arabia Saudita e Russia. Il risultato ha dato il via alla crisi dei prezzi del petrolio, condizionando radicalmente il mercato. Con l’intento di ridurre al minimo le ricadute economiche di questa crisi, i leader di mercato, come evidenziato da Donald Trump, hanno dovuto accordarsi per limitare la produzione di petrolio a livello globale. Tutto ciò ha permesso di stabilizzare i prezzi.

Problemi pregressi alla crisi del settore petrolifero

Vero è che il Covid-19 con tutte le sue conseguenze, dallo smartworking al distanziamento sociale, ha contribuito considerevolmente al calo della domanda petrolifera. Tuttavia, le radici della crisi erano decisamente più profonde anche prima della pandemia. Nell’ultimo triennio, la produzione di petrolio avvenuta nei 12 Paesi membri dell’OPEC (Venezuela, Nigeria, Libia, Kuwait, Iraq, Gabon, Iran, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Arabia Saudita, Ecuador ed Angola) è scesa di circa 5 milioni di barili al giorno. Contemporaneamente, nel resto del mondo, la produzione petrolifera saliva di circa 6 milioni di barili al giorno. Gran parte delle motivazioni di questa crescita vanno attribuite allo shale oil americano, i cui giacimenti presentano una dinamica produttiva ben distinta rispetto a quella dei classici giacimenti.

Dov’è la differenza principale con la crisi attuale?

Se nel caso dei giacimenti shale oil, occorre produrre ad una certa velocità, visto che l’80% degli idrocarburi va necessariamente estratto entro un lasso di tempo pari a 2 anni, invece nel caso dei giacimenti di petrolio classici, l’estrazione può durare anche decenni.

Negli ultimi anni, è cambiato inoltre il ruolo degli Stati Uniti d’America. La crisi petrolifera va poi ricondotta anche al nuovo ruolo degli USA. Non più solo importatore, ma anche esportatore. Quindi, il principale consumatore, ma anche il più importante produttore di petrolio a livello mondiale. L’autonomia energetica statunitense ha portato ripercussioni in ambito geopolitico.

crisi petrolio 2020
Crisi petrolio 2020

Molte economie, fondate sulla produzione di petrolio, sono destinate ad entrare in crisi. Ad oggi, quasi tutte le imprese stanno facendo importanti tagli degli investimenti. Il risultato sarà la diminuzione della produzione di petrolio. Tuttavia, il coronavirus potrebbe modificare questo scenario, a condizione che gli effetti durino per lungo tempo.

Economie fondate sul petrolio, quali Libia, Iran, Venezuela, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti andranno di sicuro in difficoltà, se come sembra, i prezzi del petrolio si abbasseranno. L’aumento del disagio sociale e della destabilizzazione geopolitica nell’Africa Subsahariana e nell’America Latina non sarà altro che una logica conseguenza.

Approvvigionandosi da Iran e Venezuela, al momento la Cina si limita al momento a fare da osservatore. Ma se la domanda dovesse salire, le cose cambieranno di sicuro.

Si va verso una fine del settore petrolifero?

Sostanzialmente, quella in questione è una fase di transizione energetica. Si va di fatto verso un vero e proprio de profundis per l’industria petrolifera, visto che le previsioni degli economisti mettono in evidenza come fino al 2050 il calo della domanda sarà praticamente una costante. La domanda di petrolio diminuirà, in quanto non più necessaria: le stime parlano di un calo di 31 punti percentuali entro il 2050. Nel 2100, il consumo di petrolio scenderà del 60%.

Insomma, il settore petrolifero è destinato ad entrare in crisi ed anche i giganti energetici ne sono consapevoli. Gli inizi di questa rivoluzione saranno ben visibili solo a partire dal prossimo ventennio fino alla fine del secolo. E la stessa crisi riguarderà anche altri combustibili fossili, quali carbone e gas.

L’idrogeno, l’alternativa numero uno al petrolio

Quale può essere considerata la soluzione alternativa al petrolio? Molti economisti sono dell’idea che l’idrogeno possa rappresentare una vera e propria svolta per ridurre al minimo le problematiche dovute dal passaggio da un’economia incentrata sulla rendita di petrolio ad una nuova realtà. Bisognerà sfruttare l’energia solare che non manca di certo nei Paesi dove ad oggi si produce petrolio!

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